domenica 10 maggio, ore 18
“Delicato come una farfalla e fiero come un’aquila”, il mondo libero di Antonio Ligabue.
Il racconto è il primo della rassegna Trilogia di artisti inquieti (Antonio Ligabue, 1899-1965; Dino Campana, 1885-1924; Giacomo Puccini 1858-1922) di e con Elisabetta Salvatori.
Un pittore considerato matto,
un poeta morto in manicomio
e un compositore irrequieto.
Tre uomini che hanno vissuto più o meno la stessa epoca, in località diverse, con vicende familiari forti e madri che hanno segnato nel bene e nel male le loro storie.
L’unico punto fermo che avevano, quando tutto traballava, erano le loro opere: colori, parole, note che uscivano da loro come per miracolo.
La storia, col tempo si sarebbe dimenticata delle stramberie, delle irruenze, delle mediocrità, ma dei capolavori che hanno lasciato, no. Quelli rimangono e raccontano più di ogni altra parola.
Raccontare di Ligabue non è solo raccontare di un artista folle, del suo rapporto con le due madri, quella naturale e quella adottiva, della sua solitudine, del suo soffrire la mancanza di una patria, del suo grande talento di pittore, ma diventa anche occasione per ricordare l’Italia e la Svizzera degli emigranti agli inizi del secolo scorso, le due guerre, la bassa Reggiana, il Po.
Mentre si affermano le avanguardie artistiche e l’astrattismo Antonio dipinge le sue storie di tigri e pollai, sempre fiero della sua arte.
